
BREVE VIAGGIO NELLA STORIA DEL
RITRATTO FOTOGRAFICO
UNA STORIA, UN’AVVENTURA,
UN MESTIERE, UN’ARTE
Dagherrotipo, ambrotipo, ferrotipo,
cabinet, carte de visite : dagli esordi della fotografia, fino alla diffusione
delle tecniche che consentivano la riproducibilita’ delle immagini,
il genere piu’ praticato fu quello del ritratto, a dimostrazione della
crescente ricerca di identita’ da parte delle masse.
Al mestiere di Fotografo si dedicarono subito ricercatori avventurosi e ricchi
di spirito, che vedevano realizzato finalmente il sogno di oltrepassare le
Colonne d’Ercole del gran mare della riproduzione della realta’;
ma anche artigiani di mediocre levatura, ottici, pittori, disegnatori, avventurieri;
tutti confidando nei risvolti socioeconomici che la novita’ diffusa
da Daguerre comportava.
Gli uni e gli altri, chi bene e chi male, introdussero rapidamente protocolli
operativi a sostegno della propria attivita’, sia dal punto di vista
strettamente tecnico sia da quello piu’ francamente “artistico”.
Fu allora, a partire dalla seconda meta’ dell’800,che negli “atelier”
inondati di luce si misero a punto la composizione dell’immagine, lo
studio della posa, i sistemi di illuminazione : ed e’ cosi’ che
oggi possiamo trovare nei cassetti della nonna (se gia’ non depredati
dai rigattieri ) ritratti di gente che fu, gente come noi, con chissa’
quale storia dietro e dentro di se’, uomini e donne e bambini che non
ci sono piu’, ma sembrano vivi davanti a noi che ne osserviamo il ritratto,
come furono vivi e presenti nello studio fotografico. Alcuni ritratti ci mostrano
timidezza o sfrontatezza di fronte al fotografo, talvolta lo straniamento
e la noia a causa della posa lunga e stancante, talaltra l’orgoglio
di essere immortalati con la divisa, con gli strumenti del proprio lavoro,
con il cane da caccia accanto, o assieme al nucleo familiare , quasi a mostrare
ai contemporanei, ed a lasciare segno per i posteri, dello status sociale
raggiunto e consolidato.
Ritratti su lastrine di rame argentate e lucidate a specchio, i dagherrotipi,
dalla nitidezza estrema e dall’infinita ricchezza di dettaglio, pur
nelle ridotte dimensioni, racchiuse in eleganti scatolette rivestite di seta
o velluto; su lastre di vetro, gli ambrotipi, tecnica meno costosa della precedente
ma in mani esperte altrettanto valida; su lastrine di ferro, i ferrotipi,
tecnica ancora piu’ economica ; su foglietti emulsionati all’albumina
e incollati su cartoncino,le cabinet, destinate agli album di famiglia, e
le cartes de visite, piu’ piccole, come biglietti da visita.
Immagini, fotografie, ritratti di persone : documenti e monumenti.
Monumento per l’entourage familiare e sociale contemporaneo all’esecuzione.
Documento per noi posteri, che di fronte ad una foto antica possiamo studiare
sia il singolo individuo sia l’epoca a cui risale il suo ritratto.
…ma questa e’ un’altra storia, da approfondire in altra
sede.
Vediamo adesso qualche immagine :
DAGHERROTIPI




AMBROTIPI








FERROTIPI





CABINET
Un altro album aggiuntosi
recentemente alla nostra collezione di foto d’epoca ci porge l’occasione
di parlare con originalita’ delle cabinet.
Si tratta di un album francese, rilegato in bel marocchino rosso discretamente
conservato, contenente 16 foto cabinet dello stesso personaggio ( presumibilmente
di nome ANDRE’, come e’ scritto a caratteri dorati sulla coperta
dell’album). L’originalita’ consiste nel fatto che tale
Andre’ e’ ritratto a distanza di tempo nel corso della sua vita,
da neonato, 1891, a giovanotto. Qui tutto si ferma e possiamo solo navigare
con la fantasia per vederlo uomo maturo e poi vecchio.
La sequenza di foto che abbiamo scelto ci permette anche di illustrare l’eleganza
da parte dei fotografi di un tempo nella scelta dei propri loghi, intesi come
veicolo pubblicitario e come indicazione sulla specializzazione raggiunta.



Nella foto di destra lo studio fotografico "Hermann & Cie" dichiara: "specialitè de portraits d'enfants"





CARTES DE VISITE







“si
garantisce la buona riuscita del lavoro
anche in tempo di pioggia” !!!
















Diversamente dai fotografi nostrani, che ampollosamente si fregiavano di onorificenze, medaglie e prebende, altri professionisti piu’ blasonati d’oltralpe si distinguevano per la sobrieta’ dei loro loghi :




