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Il collezionismo fotografico

IERI..

La nascita del collezionismo puo’ farsi risalire all’ingresso nel mercato delle “cartes de visite”, i fotoritratti di piccolo formato che, a prezzo non esoso e quindi popolare rispetto i ritratti pittorici, venivano eseguiti e poi stampati in gran numero di copie.
Le cdv si distribuivano a parenti e amici come biglietti da visita, generando la mania di raccogliere, collezionare appunto tutte le cdv di cui si venisse in possesso.
Il mercato agevolo’ e sfrutto’ questa tendenza popolare, inventando l’ Album fotografico, un album fornito di “tasche " idonee a trattenere in bella mostra le cdv raccolte.
Di conseguenza la produzione e la vendita di cdv si estese anche ai ritratti di personaggi famosi : regnanti, generali, uomini politici, letterati, eroi dell’immaginario popolare.


Immaginario appunto : il fatto di possedere un ritratto in cdv, ritratto fotografico, per definizione replica perfetta dell’ ”originale”, rendeva il personaggio in questione piu’ vicino al popolo e alla sua fantasia.

Mimesi ed immedesimazione quindi, in un’epoca che per farsi un’idea dell’aspetto dei suoi miti doveva recarsi al Museo oppure contentarsi di litografie realizzate in base a “disegni dal vero”.
Fu, di li' a poco, il Gran Tour fotografico ad abbattere le frontiere del mai visto e mai esplorato : il
vedutismo fotografico europeo prima, e le riprese effettuate in paesi lontanissimi poi, generarono ulteriore impulso alla raccolta ordinata di immagini fotografiche.

L' Album di famiglia pertanto rappresentava il custode della memoria familiare : confermava certezza genealogica (di appartenenza, di status sociale) realizzando un continuum spazio-temporale e affettivo tra progenitori e discendenza, e inoltre conteneva le vedute fotografiche acquistate durante i viaggi della famiglia, come testimonianza delle tappe effettuate.

A dimostrazione di questa volonta' di affermare la memoria trasversalmente e longitudinalmente , basta avere tra le mani una manciata di antiche cdv per notare come, spesso, elemento qualificante della posa fosse far tenere, sulle ginocchia del soggetto, un album porta foto, sicuramente quello che dopo lo scatto e la stampa avrebbe accolto il ritratto. -Questa foto andra' qui - sembra dire il ritratto .

Sostanzialmente alla stessa maniera di quanto succedeva alla dama del 1840, ritratta mentre teneva tra le mani l'elegante astuccio che avrebbe contenuto il dagherrotipo "finito", ma con la differenza che quest'ultimo, sebbene raffinato come e piu' di un quadro, era un esemplare unico che non poteva esser fatto circolare in piu' esmplari. Donde la necessita' di rifotografare, qualche anno piu' tardi, cioe' quando gia' tecnicamente possibile, il dagherrotipo, ottenendone piu' copie.

 

Specialmente gli Americani, popolo multietnico e dalla storia recentissima, sentivano la necessita' dell'attaccamento per immagini alle loro radici familiari, ed erano grandi " consumatori ", cioe' acquirenti, delle icone fotografiche legate ai paesi d'origine.

L' esplorazione e conquista da parte della Fotografia di tutti gli aspetti del Creato, dagli esseri umani alla Natura, alle citta', ai monumenti e alle opere d'arte, divenne una vera e propria " catalogazione " della realta'. Un Album antico, se completo, puo' paragonarsi a un sintetico panorama degli orizzonti sociali, culturali e tecnologici dell'epoca e del paese da cui proviene.

Si configurava pertanto la valenza di ogni singola fotografia in base a un duplice aspetto : da un lato la fotografia come "monumento" , nel senso etimologico di richiamo alla mente, rappresentazione fedele vuoi delle persone che della realta' inanimata . Dall'altro la fotografia come "documento" : pensiamo ai nipotini dei primi del '900, che potevano sorridere osservando, nell' album di famiglia, l'abbigliamento ormai inesorabilmente fuori moda dei loro nonni e bisnonni, meravigliarsi di barbe e acconciature, pose e ambientazioni; nonche' ai nuovi fotografi, che potevano studiare la tecnica dei loro illustri predecessori per integrare la tradizione di qualita' con il gusto epocale emergente.

 

OGGI..

Il collezionismo inteso in senso generale e' sempre esistito : dai tempi dei nobili Romani che commissionavano copie della statuaria greca, a quelli delle "Wunderkammer", a quelli attuali. Sempre comunque con sfaccettature diverse perche' diverse sono le reazioni comportamentali dell' uomo : dall'amore per il bello o per l'inconsueto e raro, fino alla cieca e abietta bramosia di possesso.

Ci sono tre fasi distinte e successive dell' essere un collezionista. Siccome collezionisti si nasce, anche senza accorgersene subito, c'e' sempre una scintilla casuale che da' inizio ad una marea montante, la fase della ricerca smaniosa, la scoperta di fonti preziose sia per l'informazione che per l'approvvigionamento. Segue la fase dell'accumulo, durante la quale si ritiene tutto importante ai fini della propria collezione, non conoscendo ancora tutte le diramazioni del disponibile. Infine, ormai acquisita una sapienza tecnica e culturale, la fase della serenita', quando cioe' si conosce perfettamente il valore di quello che si possiede, e di quello che va ancora ricercato.

Ma le sorprese non mancheranno mai ! Sparse nelle case del mondo, tra sottoscale e soffitte, in cassetti e armadi, o nelle traboccanti e oscure stamberghe dei rigattieri, cosi' come negli ordinati schedari degli antiquari, fotografie ancora piu' strane, inusitate, rivelatrici di chissa' quali verita', ancora appariranno per noi che le cerchiamo, magicamente, come fantasmi di tempi che furono, ma sempre come dimostrazione che nella Fotografia l'uomo ripone i dubbi, certezze, affetti, la sua memoria e la sua vita.

Tali premesse sono necessarie per dipingere succintamente il quadro del collezionismo fotografico dei nostri tempi : esiste infatti un collezionismo "istituzionale", che fa capo alle strutture museali e ai grandi Archivi internazionali; e quello spicciolo, anche se ormai diffusissimo, sottovalutato perche' spesso sommerso, dei privati e di chi fa commercio delle fotografie storiche.

Le collezioni istituzionali sono ormai consultabili on-line, e questo e' un gran bene per la cultura fotografica, insostituibile per il collezionista privato, e per lo studioso ( di comunicazione, di semiologia, di storia, di storia della fotografia, di storia dell'arte ).

Le collezioni private costituiscono un patrimonio cartaceo spesso destinato a deteriorarsi inesorabilmente, vuoi per la conservazione in ambienti non idonei, vuoi per il costo elevato delle procedure di restauro e di archiviazione ritenute indispensabili.

 

( continua... )


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